

85. La guerra del 1866.

Da: P. Villari, Le lettere meridionali ed altri scritti sulla
questione sociale in Italia, Loescher, Torino, 1971.

Lo storico e politico napoletano Pasquale Villari (1826-1917) si
appella agli errori e alle manchevolezze commesse durante la terza
guerra d'indipendenza, che pure permise al regno d'Italia di
ottenere il Veneto, per estendere una serie di critiche a tutti
gli aspetti della vita nazionale. Al giudizio comune
sull'inettitudine dei capi nel corso della guerra egli risponde
che la colpa  del sistema che ci ha governati finora. Sono le
consorterie, le malve, il piemontesismo; sono gli uomini che hanno
sempre tenuto il mestolo in mano, e sempre a danno del paese. Ma
il Villari non risparmia le moltitudini ignoranti, la pubblica
opinione e poi le amministrazioni locali, l'economia e la
scienza. Egli invita quindi a ricercare le cause degli errori
commessi senza tuttavia rispettare idoli di sorta o far finta di
non vedere.


La guerra  cessata, e noi abbiamo ottenuta la Venezia, lo scopo a
cui da sei anni ci apparecchiavamo, e ottenuto con minori
sacrifizi, che non eravamo disposti a farne; ma niuno di noi 
contento. V'e stato un sacrifizio che ci pesa pi d'ogni altro.
Questa guerra ci ha fatto perdere molte illusioni, ci ha tolto
quella fiducia infinita che avevamo in noi stessi.
Abbiamo visto i tardi Tedeschi correre come il fulmine, e i focosi
Italiani andare come le tartarughe. La Prussia di vittoria in
vittoria annient le forze dell'Austria, contro le quali noi
abbiamo ottenuto cos poco per terra e per mare. Ci  impossibile
pensar di noi quello che avevamo pensato finora. Di chi  la
colpa? La risposta  gi pronta, e tutti ripetono in coro: - La
colpa  dei capi. I nostri soldati e marinai combatterono da eroi;
ma nel momento dell'azione manc la capacit del supremo comando,
e si trovarono come abbandonati a se stessi -. Se non che, quando
sembra che la questione sia chiaramente risoluta, allora
sopravvengono altre osservazioni, e si moltiplicano da ogni lato.
Si scoprono nuovi errori e nuovi colpevoli.
In un punto manc il cibo, in un altro la munizione, un ordine non
giunse a tempo, un altro fu male eseguito, il volontario fu
sprovvisto d'ogni cosa, e, quanto alla flotta, sarebbe impossibile
enumerare tutto quello che si dice, ora che ognuno pretende
conoscere a fondo l'arte della guerra. Ma allora come mai si
commisero tanti errori? Di chi  la colpa? - La colpa  del
sistema che ci ha governati finora. Sono le consorterie, le malve,
il piemontesismo; sono gli uomini che hanno sempre tenuto il
mestolo in mano, e sempre a danno del paese. Ora finalmente si
vede chiaro dove ci hanno condotti -. Ma anche a questa risposta
vien fatto di soggiungere: - Come mai l'Italia s' lasciata cos
lungamente governare da tali uomini? Noi abbiamo, certo, libert
assai pi larghe, non solo dell'Austria ma della Francia e della
Prussia. Il Governo fu sostenuto dai Deputati, questi furono
eletti dal popolo, e le ultime elezioni furono fatte senza
pressione da parte del Ministero. - S, ma le nostre moltitudini
sono ignoranti e si lasciano portar pel naso dai mestatori. La
pubblica opinione non ha indirizzo, e noi manchiamo di uomini -.
Allora la questione muta sostanzialmente. Voi siete scontenti dei
generali, dei ministri, dei deputati, degli impiegati, e per
giunta anche del pubblico. E se ancora volete attribuire tutto ci
a sola colpa del Governo, io vi chiedo: l'amministrazione dei
municipii e delle provincie va bene? L'associazione e l'iniziativa
privata fecero forse quello che s'aspettava? L'industria, il
commercio, la scienza presero forse lo slancio che si doveva
sperare dalla libert e dall'Italia unita? Tirate un poco la somma
di tutto ci, e allora ditemi se egli  giusto di accumulare le
conseguenze inevitabili di tanti errori tutte sul capo di due o
tre uomini, che, se furono funesti al paese, potrebbero facilmente
essere giudicati e rimossi; per chiuder poi gli occhi a quegli
errori assai pi pericolosi e pi difficili a correggersi, perch
furono gli errori di tutto il paese. Noi potremmo essere
costretti, per qualche altra e pi grave sventura, a subirne di
nuovo le conseguenze, ed avvedercene ancora una volta pi tardi. O
vogliamo noi ridurre a questione di partito una questione che
riguarda la nostra esistenza, ed il nostro avvenire, in un momento
in cui ci troviamo a sperimentare cos dolorosamente l'incapacit,
gli errori e la mancanza d'uomini in tutti i partiti? Innanzi a
voi non v' che una via sola, per rimediare ai mali, e non perdere
la stima che ci siamo acquistata in Europa. Metterci a cercare le
cagioni degli errori, senza esitare e senza rispettare idoli di
sorta. Il sistema di gettarci da noi stessi polvere negli occhi,
di adularci per farci adulare,  ormai un sistema fallito.
